Il web del 2024 si distingue per cambiamenti che vanno oltre il semplice restyling grafico. Tre assi strutturano le evoluzioni principali: un quadro normativo europeo che impone nuove restrizioni tecniche ai siti, norme di accessibilità riviste che modificano il lavoro front-end e un riposizionamento delle strategie di tracciamento degli utenti dopo l’abbandono del progetto Privacy Sandbox da parte di Google.
Regolamento AI Act e obblighi di trasparenza sui siti web
Il Regolamento (UE) 2024/1689, noto come AI Act, è entrato in vigore il 1° agosto 2024. Questo testo mira direttamente ai sistemi di intelligenza artificiale che interagiscono con il pubblico sul web: chatbot integrati, assistenti di navigazione, generatori di contenuti testuali o immagini.
Il principale obbligo riguarda l’etichettatura. Qualsiasi contenuto generato o modificato da IA e presentato agli utenti deve indicare chiaramente la sua origine, ad esempio tramite un’etichetta “generato da IA” o un’icona dedicata. L’unica eccezione riguarda i casi in cui la natura artificiale del contenuto è già evidente per un utente medio.
Per i team di sviluppo web, questa regolamentazione aggiunge uno strato di conformità concreto. Non basta più integrare un chatbot o un generatore di illustrazioni su un sito: è necessario documentare i modelli utilizzati, gestire i deepfake e prevedere meccanismi di informazione visibili. Coloro che desiderano seguire l’evoluzione di questi temi tecnici possono consultare il sito planetxtech.org per un monitoraggio regolare sulle innovazioni web.
Questa dimensione normativa trasforma la conformità IA in una competenza tecnica a tutti gli effetti nei progetti web, allo stesso modo in cui il GDPR ha fatto per la gestione dei dati personali qualche anno fa.

WCAG 2.2: cosa cambia concretamente in accessibilità web
Le WCAG 2.2 (Web Content Accessibility Guidelines) sono diventate una raccomandazione ufficiale del W3C il 5 ottobre 2023, con un’adozione progressiva durante tutto il 2024. Parallelamente, la norma europea EN 301 549 ha integrato questi criteri, rendendoli opponibili per i siti del settore pubblico e, progressivamente, per il settore privato nell’Unione europea.
Tra le novità più strutturanti per lo sviluppo front-end:
- Il criterio “Focus Not Obscured” impone che l’elemento che riceve il focus da tastiera non sia mai completamente nascosto da un altro componente (banner cookie, menu sticky, modale). Questo obbliga a ripensare l’impilamento dei livelli CSS su molti siti.
- Il criterio “Dragging Movements” richiede un’alternativa non basata sul drag-and-drop per qualsiasi interazione di questo tipo, che riguarda i builder visivi, i configuratori di prodotto e le interfacce di ordinamento.
- Il criterio “Target Size (Minimum)” fissa una dimensione minima per le aree cliccabili, influenzando direttamente i menu di navigazione, i pulsanti di azione e i moduli su mobile.
Questi requisiti non sono più considerati “nice to have”. La direttiva europea sull’accessibilità (European Accessibility Act) entrerà in vigore nel 2025, con possibili sanzioni finanziarie. L’accessibilità diventa un criterio di conformità legale, non solo un argomento di marketing.
Fine del Privacy Sandbox di Google e strategia di tracciamento degli utenti
Google ha annunciato l’abbandono del suo progetto Privacy Sandbox per Chrome, che doveva sostituire i cookie di terze parti con meccanismi di targeting meno invasivi. Questo cambiamento ha conseguenze dirette sulla strategia di marketing e sullo sviluppo web.
I cookie di terze parti rimangono quindi attivi in Chrome per un periodo indefinito. Per le aziende che avevano iniziato a migrare verso soluzioni alternative (coorti, Topics API), questo cambiamento impone di mantenere due architetture di tracciamento in parallelo: una basata sui cookie tradizionali per Chrome, l’altra su meccanismi senza cookie per Safari e Firefox che già li bloccano.
Conseguenze pratiche per i siti web
Il tracciamento del percorso utente rimane frammentato a seconda del browser. Gli strumenti di analytics e le piattaforme pubblicitarie devono fare i conti con segnali eterogenei, il che complica la misurazione delle performance delle campagne.
Dal lato dello sviluppo, la tendenza si orienta verso la raccolta di dati first-party (account utente, moduli, interazioni dirette) piuttosto che verso il tracciamento inter-siti. Le aziende che investono nei propri meccanismi di conoscenza del cliente, tramite spazi connessi o programmi di fidelizzazione integrati nel sito, si trovano meglio posizionate di fronte a questa instabilità normativa e tecnica.

Intelligenza artificiale generativa e produzione di contenuti web
Oltre al quadro legale, l’IA generativa modifica la catena di produzione dei siti web. Gli strumenti di generazione di testi e immagini sono ora integrati nei CMS, negli editor visivi e nelle piattaforme e-commerce.
L’uso più diffuso riguarda la generazione di schede prodotto, meta-descrizioni e varianti di contenuto per il SEO multilingue. Alcuni siti utilizzano anche modelli generativi per creare illustrazioni su misura, riducendo la dipendenza dalle banche di immagini.
Il principale rischio rimane la qualità editoriale. Un contenuto generato senza revisione umana degrada l’esperienza utente ed espone al rischio di non conformità con l’AI Act (assenza di etichettatura). I team web che sfruttano al meglio questi strumenti li utilizzano come acceleratori di produzione, con una validazione sistematica prima della pubblicazione.
Il web del 2024 si definisce meno per tendenze visive e più per vincoli strutturanti. L’AI Act, le WCAG 2.2 e l’abbandono del Privacy Sandbox ridisegnano il quadro tecnico in cui ogni sito deve operare. Questi tre temi condizionano le scelte di architettura, design e strategia di marketing per i prossimi mesi.



